Il lonzino di fico…una carica energetica d’altri tempi!

Il lonzino di fico…una carica energetica d’altri tempi!

La ricetta è semplice, fichi secchi, mandorle a pezzetti, semi di anice, mistrà o sapa….il risultato è un condensato di energia e gusto che dai tempi antichi è stato tramandato fino ad oggi per conservare il buono di questi frutti e dare un tocco di originalità ai nostri antipasti e dessert!

Settembre, tempo di fichi, frutti dolcissimi e deliziosi dalle tante varietà (se ne contano circa 700 tra quelli a buccia verde o nera) che però hanno il difetto, come spesso accade in natura, di maturare tutti insieme…
Proprio per questo ai tempi dei nostri nonni…e forse anche prima… si usava essiccarli per non sprecarli e conservarne tutte le proprietà energetiche, e io dico anche il loro sapore delizioso, e goderne un po’ per volta durante tutto l’inverno.

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Da questa abitudine, sviluppatasi nella nostra regione in particolare nella Valle Esina, ha avuto origine l’idea di una ricetta che rende i fichi secchi ancor più gustosi: il lonzino (o la lonzetta) di fico.
Gli ingredienti sono pochi: fichi secchi, mandorle a pezzetti, semi di anice, mistrà o sapa. La fase naturale di essiccamento avviene per esposizione al sole su appositi graticci, ma la stessa può essere effettuata anche artificialmente sottoponendo i frutti a correnti di aria calda che permettono la dispersione della maggior parte di acqua. Con i fichi secchi e le mandorle a piccoli pezzi si forma un impasto che diventa morbido grazie all’aggiunta di mistrà (o di sapa) e che viene ricomposto nella caratteristica forma di salame. A questo punto lo stesso viene arrotolato con le foglie di fico, prima sbollentate in acqua e pressate, tenute ferme con dello spago. La lonzetta così formata viene lasciata essiccare per qualche mese per raggiungere la consistenza e il sapore ideale.
Il risultato? Un condensato di energia e sapore che i contadini usavano anche portarsi nei campi nelle giornate di inverno.

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Ed oggi? La lonzetta di fico è ancora una prelibatezza caratteristica di alcune zone delle Marche e il suo utilizzo in cucina è dei più vari: c’è chi lo serve come antipasto abbinato a formaggi saporiti, come il pecorino o il formaggio di fossa, c’è chi lo utilizza come dessert accostato a dolci cremosi, come il crème caramel o il gelato alla crema.

A me piace anche da solo, una fetta un po’ spessa gustata a fine pasto al posto di un frutto o come rompi-digiuno un po’ diverso per una giornata di intenso lavoro.

Certo non bisogna esagerare visto che i fichi secchi sono cinque volte più calorici rispetto ai fichi freschi (che a differenza di quello che si pensa contengono circa l’80% di acqua e poco più del 10% di zuccheri)….ma come rinunciare a questa specialità di casa nostra??

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