Mais e polenta: dalla tradizione contadina alle nostre tavole

Mais e polenta: dalla tradizione contadina alle nostre tavole

Il mais arrivò in Europa dopo la scoperta dell’America e la prima semina italiana di cui si ha traccia storica risale al 1554 in Veneto. A partire dal settecento la polenta divenne il cibo povero per definizione anche nelle Marche, grazie al suo carico energetico e alla disponibilità della farina di mais, presente in tutte le famiglie contadine di allora. Non solo, la polenta si prestava per essere utilizzata e riutilizzata, sotto forma di avanzi, in mille ricette che hanno sfamato i nostri nonni e sono arrivate fino a noi, le conoscete?

Da sempre sinonimo di calore e condivisione la polenta, cotta rigorosamente sul paiolo di rame e versata sulla “spianatora” (una tavola di legno grande), rappresentava la pietanza in grado di sfamare le famiglie numerose dei nostri antenati. La carne e gli alimenti più ricchi erano riservati ai giorni di festa e la polenta era spesso accompagnata da condimenti poveri, come i cavoli ripassati, o da dividere tra tanti pretendenti (la famosa salsiccia, suddivisa in fettine sottili, che doveva accontentare tante bocche affamate).

Erano tempi quelli in cui il cibo non si buttava mai e la polenta avanzata non faceva eccezione. Una vera e propria arte quella del riciclo, che nella tradizione marchigiana ha dato origine a piatti gustosissimi.

– Suricitti marchigiani: gnocchetti ottenuti impastando polenta avanzata e farina bianca, da condire con salsiccia, lardo di maiale o cotiche, da mangiare sotto forma di zuppa densa;

– Le cresciole dolci o salate: anche qui basta impastare farina e polenta avanzata, meglio se fredda, per ottenere una specie di piadina da friggere nell’olio bollente, cosparsa di zucchero si trasforma in un dolcetto irresistibile;

– La crescia di polenta: molto simile all’impasto delle cresciole, solo che la focaccina che si ottiene viene cotta sulla brace e può essere farcita con salumi e formaggi (provate quella di Pierino Angelucci con ciauscolo e pecorino, buona da paura);

– Le Beccute: nel caso di questi biscottini l’impasto di polenta avanzata viene arricchito con zucchero e frutta secca, in particolare pinoli e uvetta, per essere poi cotto nel forno a legna. Pare che anche Giacomo Leoparti ne fosse ghiotto e non ne dubitiamo perché sono buonissimi. Se avete voglia di assaggiarne una versione fedele alla tradizione del Montefeltro Daniela Storoni di Rinascimento a Tavola li sforna come facevano le nostre nonne e li trovate qui.

Copia di Beccute

Che ne dite allora di iniziare a preparare un bel piatto di polenta? Noi iniziamo subito!

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